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Le rinnovabili stanno salvando l’Europa ma non l’Italia dal disastro Hormuz

| Gualtiero Walter Bellomo | News
Le rinnovabili stanno salvando l’Europa ma non l’Italia dal disastro Hormuz

Come appare chiaro da quanto sta succedendo nel mondo dopo l’assurda guerra in medio oriente, l’essere dipendenti dal petrolio e da gas fossile rende economicamente vulnerabili.
Più si ha bisogno delle fonti fossili più la crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz colpisce grazie all’innalzamento dei costi di produzione di energia elettrica e, di conseguenza, all’enorme innalzamento dei prezzi di tutti i prodotti di prima necessità ed all’aumento del costo della vita, riducendolo in maniera significativa il potere di acquisto dei cittadini.
Le ultime analisi economiche dimostrano come i paesi che più hanno puntato sulle rinnovabili sono quelli che meglio stanno reagendo alla crisi legata alla chiusura dello stretto di Hormuz.
In particolare l’UE, pur registrando un significativo aumento del prezzo del petrolio e del gas, ha nel suo complesso limitato i danni grazie ai 700 Gw di solare ed eolico istallati negli ultimi 26 anni.
Senza le rinnovabili l’UE avrebbe speso oltre 60 miliardi in più, considerando che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non è legata alle condizioni geopolitiche ma garantisce costi limitati e soprattutto stabili.

Le nazioni come la Spagna e Portogallo, che più hanno investito in rinnovabili, sono quelle che non hanno subito sostanziali danni economici dalla chiusura dello stretto di Hormuz.
Purtroppo l’Italia, che ancora produce oltre il 40% di energia con il gas ed ha troppo poco solare e pochissimo eolico, e’ tra le nazioni europee che maggiormente sta pagando i costi della guerra all’Iran.
Aumentare l’autonomia di produzione di energia elettrica da FER consente di essere immuni dalle crisi geopolitiche che continuano a determinare crisi economiche, aumento dei costi della vita ma sembra che tale semplice ed elementare considerazione non sia per nulla chiara ed evidente ne’ al governo Meloni che ha significativamente ridotto le autorizzazioni ai progetti di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, né’ ad alcune regioni a guida centro sinistra che, tradendo qualunque politica ambientalista, fanno una guerra insensata alle rinnovabili.
In questo senso purtroppo le giunte della Sardegna e dell’Umbria brillano per portare avanti politiche energetiche folli, controproducenti, perdenti, in nome di un falso ambientalismo che si fonda su una visione assurda, antiquata della tutela del paesaggio come bene fossilizzato, immodificabile sempre e comunque anche in situazioni dove non si comprende quali danni facciano poche e distanti pale eoliche o impianti agri voltaici.

Poi appare assurdo che politiche miopi vengano portate avanti da regioni a guida centro sinistra, soprattutto se, come la Sardegna, sono le maggiori produttrici di gas clima alteranti in Italia, visto che la stragrande maggioranza della produzione di energia elettrica dell’isola avviene utilizzando come combustibile il carbone.
Il presidente del WWF, Luciano Di Tizio, ha recentemente dichiarato a Repubblica:
“Agli intellettuali che ci accusano di volere mettere pale Eoliche e pannelli ovunque, rispondo che delle rinnovabili non si può più fare a meno”.